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La strategia di marketing di Biancaneve: genialata o autogol?

La strategia di marketing di Biancaneve: genialata o autogol?

L'immagine mostra Biancaneve (Rachel Zegler) e la Regina Cattiva (Gal Gadot) in un poster promozionale per il film "Biancaneve" del 2025. La strategia di marketing di Biancaneve sembra puntare su un mix di nostalgia e modernizzazione. Biancaneve è vestita con il suo abito classico e la Regina Cattiva è dietro di lei con una mela rossa in mano.

Il live-action di Biancaneve della Disney ha fatto e sta tuttora facendo parlare di sé e non solo per le scelte artistiche discutibili o per il budget da capogiro. La vera bomba è stata la strategia di marketing adottata: limitare l’accesso alla stampa e disattivare i commenti online. Una mossa che ha diviso il pubblico. La strategia di marketing di Biancaneve è una mossa astuta per proteggere il film o un palese tentativo di censura? Vediamo i pro e i contro di questa scelta e perché potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Gestione del marketing e censura online

La Disney ha deciso di mettere il silenziatore a critici e spettatori, impedendo di commentare il trailer ufficiale su YouTube (grazie IMAX!) e riducendo al minimo le interviste. L’intento? Controllare la narrativa e arginare il fiume di critiche. Ma questa mossa non è passata inosservata e ha generato ancora più polemiche: quando nascondi qualcosa, il pubblico si insospettisce.

Screenshot di un tweet del Daily Mail con un'immagine di Biancaneve e un gruppo eterogeneo di personaggi descritti come "compagni politicamente corretti"in reazione alla strategia di marketing di Biancaneve.

Immagine divisa che mostra Rachel Zegler nella vita reale e nel ruolo di Biancaneve. Il testo sovrapposto afferma: "Rachel Zegler risponde alle affermazioni secondo cui non può interpretare Biancaneve a causa del colore della sua pelle."

Imagine per cortesia di Capital FM.

Pro della strategia

Controllo della narrativa
Se non vuoi che il pubblico parli male del film, basta far sì che non parli affatto, giusto? Limitare l’accesso alla stampa e bloccare i commenti è un modo per mantenere il focus sui messaggi che Disney vuole trasmettere, evitando che la discussione venga monopolizzata da critiche velenose.

Protezione dell’immagine
Diciamocelo: il film era già sotto il fuoco incrociato delle polemiche. Con questa strategia, Disney ha provato a mettere al riparo il cast e la produzione da ondate di negatività, cercando di mantenere una facciata più “pulita”.

Focus sul botteghino
Nonostante le recensioni tiepide, Disney ha esaltato il risultato al botteghino: 87,3 milioni di dollari nel weekend d’apertura. Peccato che il film sia costato oltre 270 milioni. Forse puntavano a far parlare gli incassi più che le critiche? Se era questo il piano, diciamo che l’effetto è stato… discutibile.

Contro della strategia

Percezione di censura
Bloccare i commenti e tagliare le interviste può sembrare una soluzione rapida, ma in realtà rischia di scatenare l’effetto opposto: se il pubblico sente odore di censura, inizia a chiedersi cosa ci sia da nascondere.

Perdita di fiducia del pubblico
I fan non sono stupidi e si accorgono quando un’azienda cerca di insabbiare le critiche. Se Disney non ha fiducia nel proprio prodotto al punto da dover “silenziare” il dibattito, perché mai il pubblico dovrebbe averne?

Silenzio sulle controversie politiche
Il cast di Biancaneve ha sollevato polemiche per dichiarazioni politiche contrastanti: Rachel Zegler con posizioni pro-Palestina, Gal Gadot con commenti pro-Israele. Disney ha scelto di non commentare, nel tentativo di non alimentare il fuoco. Scelta prudente, ma anche un’occasione persa per affrontare apertamente il tema.

Impatto sulla promozione
Ridimensionare le premiere, ridurre la presenza mediatica e limitare le interviste può evitare scomode domande, ma anche spegnere l’hype intorno al film. Se nessuno ne parla, chi dovrebbe andare a vederlo?

Cosa avrebbe potuto fare la Disney?

  1. Essere più trasparente
    Piuttosto che nascondersi dietro il silenzio, avrebbe potuto rispondere direttamente alle critiche, magari con ironia o intelligenza.
  2. Usare influencer e creator
    Coinvolgere voci indipendenti che potessero parlare del film in modo autentico avrebbe aiutato a bilanciare le opinioni.
  3. Accogliere il feedback
    Prendere atto delle critiche (come ha fatto Paramount con Sonic) e dimostrare un’apertura al dialogo avrebbe migliorato la percezione del film.
  4. Rilanciare con una campagna alternativa
    Perché non creare un evento virale o una campagna social interattiva per distogliere l’attenzione dalle polemiche?
  5. Puntare sui punti di forza
    Se il film avesse davvero elementi innovativi, avrebbero dovuto metterli sotto i riflettori anziché nascondersi dalle critiche.

Chi ha gestito meglio situazioni simili?

Warner Bros. con Joker (2019)
Il film era accusato di glorificare la violenza, ma invece di censurare la discussione, Warner Bros. l’ha sfruttata a proprio favore, trasformandola in un elemento di marketing che ha portato Joker a incassare oltre un miliardo di dollari.

Paramount con Sonic (2020)
Quando i fan hanno massacrato il design iniziale di Sonic, lo studio ha ascoltato le critiche e ha rifatto il personaggio da zero. Risultato? Il film è stato un successo, con i fan soddisfatti.

Marvel Studios con Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)
Marvel ha bilanciato hype e controllo della narrativa, mantenendo alta l’attenzione senza ricorrere alla censura. Un esempio di gestione equilibrata.

La strategia di marketing di Biancaneve: genialata o autogol?

La strategia di marketing di Biancaneve adottata della Disney è stata un tentativo di proteggere il film dalle polemiche, ma ha finito per alimentarle ancora di più. Nascondere i problemi non li fa sparire e il pubblico di oggi se ne accorge subito. Se Disney avesse gestito diversamente il marketing, il film avrebbe potuto avere un destino diverso. E invece, ci troviamo davanti a una strategia che sembra più un autogol che una mossa vincente. Sarà interessante vedere se in futuro lo studio imparerà dai propri errori o se continuerà a tappare le orecchie e sperare che passi la tempesta. È vero che Disney è Disney, ma anche se si è Disney, certe scelte potrebbero non essere facilmente perdonate!


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